Italia ancora molto indietro per competitività economica

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Gli Usa tornano leader mondiali della competitività dopo dieci anni, seguiti da Singapore e Germania. L’Italia è stabile al trentunesimo posto e al diciassettesimo in Europa, come nel 2017, con alcuni punti forti come l’innovazione, e deboli come un basso dinamismo delle imprese e una bassa propensione a imporsi sul mercato con idee dirompenti.
La fotografia è scattata dal Global Competitiveness Report 2018, il dossier annuale del World Economic Forum che dal 2004 fa il punto sull’economia nel mondo, nella cornice di una trasformazione dettata dalla Quarta rivoluzione industriale che molte economie trascurano.
Fra le 140 economie prese in considerazione, l’Italia mantiene lo stesso posto del 2017 con un punteggio di 71. Con una buona stabilità macroeconomica (a parte il debito pubblico, che la vede sessantesima), un buon sistema sanitario (quinta per aspettativa di vita in salute), è ventiduesima in innovazione grazie a distretti imprenditoriali dell’eccellenza (quarto posto) e istituti di ricerca di qualità. Ma soffre una forza lavoro desertificata in termini di diversità (137 su 140), un basso dinamismo d’impresa (40), un numero di imprese dirompenti nel gruppo di coda delle principali economie mondiali (104), competenze della forza lavoro relativamente basse (40) e formazione del personale arretrata (104).
All’interno poi di queste macroaree di studio sulle quali viene redatto il Rapporto, lasciamo a desiderare per quanto riguarda le competenze digitali della popolazione (siamo sessantaquattresimi), per non parlare della criminalità organizzata (crolliamo al centoventiduesimo). E, a proposito di infrastrutture, siamo scarsi per la qualità delle strade (cinquantaquattresimi) e dell’efficienza dei servizi ferroviari (quarantanovesimi). Siamo poi sessantaquattresimi come utenti Internet, e ancora peggio per il prolungamento della formazione del personale (centoquattresimi) e per l’efficienza del sistema legale e giudiziario (centotreesimi).
Nel rapporto tra paga e produttività nel mondo del lavoro, scivoliamo poi al centoventisettesimo, e per i costi elevati necessari ad avviare un’attività non andiamo oltre il novantesimo posto. Invece, per diritti dei lavoratori, ci collochiamo al sesto posto anche se per la partecipazione femminile al mercato del lavoro siamo al sessantesimo: per pubblicazioni scientifiche al settimo. E come stato generale di sviluppo addirittura al quarto: ma non basta.
Cosa dovrebbe fare dunque l’Italia per migliorare sull’economia? Per il Wef, “l’implementazione dipende principalmente dalla modernizzazione del suo sistema finanziario e dell’amministrazione pubblica. Le ridotte prestazioni in questi pilastri si traducono in risorse insufficienti per finanziare investimenti innovativi e un alto livello di burocrazia che soffoca l’attività imprenditoriale”. A buon intenditor…

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