Com’è cambiata la Silicon Valley?

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Qual è la prossima start-up che uscirà dalla Silicon Valley? Se fate fatica a immaginare quale potrebbe essere il prossimo Facebook, avete capito esattamente com’è il clima che si respira a San Francisco. Non mancano certo gli imprenditori che, da tutto il mondo, vogliono spostarsi e investire nella Bay Area. Ma già il fatto che non sia facile indicare il nuovo “unicorno”, la app o gadget tecnologico destinati a sfondare dimostra che l’atmosfera è cambiata.

Un segnale forte è arrivato anche da Amazon. Il colosso dell’e-commerce sta ancora individuando la città dove creare il suo secondo quartiere generale in America, dopo la sede centrale di Seattle, ma ha snobbato la Silicon Valley. Indizio che il mito di un unico distretto tecnologico integrato come faro globale dell’innovazione appartiene ormai al passato.

Ma è proprio così? In parte sì. I giovani fondatori di start-up asiatici ormai ora non considerano più necessario lavorare a Palo Alto. L’industria digitale cinese ha copiato il modello americano e l’ha riprodotto con successo creando colossi di pari rango, come Tencent e Alibaba. A sostenere la crescita del settore ci ha pensato la forte crescita interna nella diffusione di internet e nell’uso degli smartphone. Hanno contribuito anche i venture capitalist asiatici che nel 2017, come scrive il Wall Street Journal, hanno investito nel settore 154 miliardi di dollari, quasi quanto i colleghi americani.

Tornando negli Stati Uniti, accanto a San Francisco, anche New York e Los Angeles si sono affermate come poli tecnologici. E si fanno strada piccoli centri come Sparks nel Nevada, Clarcksville in Tennessee e Huntsville in Alabama. Mete interessanti per le start-up, attratte dai prezzi più bassi rispetto a quelli californiani.

Il faro della Silicon Valley, però, è tutt’altro che spento: i tecnici della Bay Area sono già passati al successivo grande ciclo di innovazione. Dai viaggi spaziali, all’intelligenza artificiale, all’assistenza sanitaria digitale “le opportunità si trovano in ambiti diversi”, spiega Matthew Miller, socio di Sequoia Capital, uno dei fondi più blasonati della Bay Area. Miller ha descritto gli ultimi dieci anni di tecnologia come “due grandi ondate”. La prima ha visto la creazione del ‘cloud’, la seconda delle start-up mobili come Uber e Airbnb. Ora quei mercati sono saturi e anche il profilo dei nuovi imprenditori cambia. Tocca ai quarantenni e cinquantenni che abbiano “passano tanti anni nei vari campi della ricerca”, conclude Miller.

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